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Accesso -
Il pozzo sacro di Sa Brecca si trova a circa 10 km dal centro abitato,
nella località chiamata “Sarrala ‘e Susu” della Marina di Tertenia.
Usciti
dal centro abitato, si procede sulla strada che conduce alla marina.
Superato il valico detto S’Arcu ‘e Sarrala ‘e Susu, si prosegue fino
alla località di Marosini dove si abbandona la strada asfaltata per
imboccare la prima strada sterrata sulla sinistra e proseguire fino a un
cancello metallico che delimita una strada e una proprietà privata.
Da qui si può procedere a
piedi per alcune centinaia di metri seguendo la strada finche sulla
destra, in prossimità di un ovile, si troverà il sito archeologico.
Descrizione -
Nel sito di Sa Brecca, ancora in corso di scavo, sono ben distinguibili
due edifici: il Tempio a Pozzo e la cosiddetta Capanna 1. Il tutto
sembrerebbe essere racchiuso da un perimetro murario che delimita l’Area
Sacra, separandola dal vicino abitato (non ancora interessato da
sondaggi di scavo).
Il Pozzo Sacro è composto da
un atrio di forma trapezoidale (in un secondo momento modificato in
forma rettangolare) che precede un vano scala che conduce alla camera
sotterranea che racchiude il simbolo della divinità: l’acqua.
L’architettura è di tipo
misto, anche se la struttura sembra essere stata concepita in un unico
momento: poligonale all’interno delle camere di pianta circolare (dove è
difficile distinguere i filari dei muri); a filari di grosse pietre
appena sbozzate nei muri rettilinei (atrio e vano scala); a filari di
lastre sagomate (copertura esterna del tempio). Sono stati utilizzati
materiali misti, sia rocce locali che importate da altre località.
Granititi, porfidi, ignimbriti e conglomerati sono le rocce che
caratterizzano il paesaggio circostante e utilizzate in gran parte delle
sue strutture, mentre scisti, basalti e rarissime arenarie sono le rocce
importate, anche da decine di chilometri di distanza (per esempio
dall’altipiano basaltico di Teccu in agro di Barisardo), per essere in
particolari parti della struttura. Il basalto è utilizzato, come in gran
parte dei nuraghi della zona, per le zeppe di rincalzo. Invece si può
notare come lo scisto, roccia morbida e facilmente lavorabile, fosse
utilizzato nella parte alta della struttura più antica, cioè
caratterizzava la copertura di tutta la struttura templare, forse scelta
anche per le sue qualità di riflessione della luce solare. Per il corpo
di pianta circolare, lo studio preliminare del materiale di crollo fa
ipotizzare una copertura con terrazzo e cupola a imitazione dei classici
nuraghi del Bronzo Recente, mentre per la parte della struttura
caratterizzata dai muri rettilinei si ipotizza una copertura a doppio
spiovente come nella fonte di “Su Tempiesu” di Orune, anche se nel
nostro caso le linee erano molto più grossolane. Gli scavi hanno
restituito reperti che permettono di ipotizzare una copertura decorata
da un fregio di spade votive in bronzo con impugnatura in piombo saldate
con lo stesso metallo alle lastre di scisto.
La scalinata che conduce alla
camera (in parte ancora coperta da materiale di crollo) è molto ampia e
alta. Nella sua parte visibile si riconoscono 11 gradini larghi circa
2,20 metri, lunghi 30 cm e alti in media circa 25 cm. La lunghezza del
vano scala suggerisce la presenza di circa 40 gradini totali. L’altezza
massima del vano scala è attualmente misurabile in circa 3 metri ma
dovrebbe raggiungere i 4,40 metri. Questo ambiente è coperto da una
struttura architravata a “scala rovesciata” come in gran parte dei Pozzi
Sacri, quindi una certa somiglianza con la scalinata di “Sa Testa” a
Olbia.
La camera del pozzo,
perfettamente intatta, è costruita con rocce locali e basalto di
tonalità prevalentemente rossa. Con un diametro di circa 4 metri, la
tholos ha un altezza compresa tra i 5 e i 6 metri sul livello
dell’acqua che raggiunge attualmente una profondità di circa 2 metri, ma
la camera deve essere ancora vuotata dai detriti, quindi non si conosce
la reale profondità del pozzo e l’altezza della camera.
Peculiarità del nostro Tempio
a Pozzo è la Camera Superiore. Infatti, a differenza di gran parte dei
Pozzi Sacri conosciuti, quello di Sa Brecca conserva quasi intatta la
camera superiore della struttura templare. Questa era coperta a tholos,
con un diametro di quasi 4 metri (circa 3,85 metri) residua per oltre 5
metri d’altezza. Non siamo in grado di fare ipotesi sulla sua funzione
poiché non sono stati recuperati materiali archeologici validi e quello
che sembrerebbe il suo ingresso è ancora coperto da crollo. Un altro
esempio di Pozzo Sacro a due camere sovrapposte è quello di Is Pirois
nella località di San Giorgio (territorio di Villaputzu) a circa 15 km
da Tertenia.
Come in gran parte dei
Santuari Nuragici, il tempio principale era accompagnato da altri
edifici di minore rilevanza, spesso aggiunti in un secondo momento. In
questo caso abbiamo la Capanna 1 che presenta una singolare pianta a
σ.
Lungo le pareti corrono dei sedili in lastre di scisto e quasi di fronte
all’ingresso, si trova un altare-focolare in muratura di lastre di
scisto vagamente cuoriforme.
Frequentazione
- Non essendo
terminato lo scavo, non si può ancora datare la fase più antica del sito
ma sembrerebbe che il Tempio a Pozzo di Sa Brecca sia stato edificato
tra il XIV e il XII secolo a.C. Tra i materiali raccolti i numerosi
utensili litici (teste di mazza e pestelli in genere) sono forse
ricollegabili alla lavorazione della pietra durante la messa in opera.
Il sito fu attivo per tutto il periodo nuragico (fino al VI secolo a.C),
poi ci fu un crollo delle strutture murarie tra l’atrio e la camera del
pozzo e anche della copertura a doppio spiovente. Non è dato sapere il
motivo del crollo che potrebbe essere sia naturale (terremoto o
cedimento strutturale causato della falda acquifera) sia causato
dall’uomo (il periodo della distruzione sembrerebbe coincidere con
momenti della conquista punica). Fatto sta che il tempio non fu
abbandonato ma restaurato e riabilitato al culto. Le grosse lastre in
scisto della copertura furono sistemate come pavimentazione del cortile
antistante all’atrio e nell’atrio stesso. Sopra il crollo fu edificata
la Capanna 1. Ciò è evidente anche per il fatto che questa volta nella
muratura furono usate lastre e lastrine di scisto (assenti nelle
murature interne più antiche) ma la tecnica muraria risultò molto più
rozza e instabile rispetto a quella originaria. Dopo questo crollo fu
riadattato anche l’atrio, che prese una forma rettangolare con un nuovo
muro parallelo a quello destro già esistente. Questo muro (documentato e
smantellato) conteneva al suo interno diverse monete (non ancora
studiate e datate) vaghi di collana e reperti fittili sia nuragici
(vaso miniaturistici in terracotta) che d’epoca storica (piatto a
vernice nera). L’atrio rettangolare doveva essere chiuso con un portale
ligneo di cui si sono trovati i resti di una decina di grossi chiodi in
ferro allineati davanti all’ingresso. Allo stesso periodo è
riconducibile la costruzione della Capanna 1, che nonostante mantenga
linee nuragiche (forma circolare, sedili lungo i muri), non è costruita
con tecnica tale, inoltre sembra poggiare su una struttura più antica
(la Capanna 2) e sul materiale di crollo del tempio. Attorno e
all’interno del focolare si sono raccolte oltre 200 monete di età
imperiale (numerose quelle forate e con tracce di esposizione al fuoco)
che testimoniano le offerte alla divinità. Tra le monete, le più recenti
sono quelle di Valentiniano, quindi ci troviamo intorno al 450 d.C.
periodo in cui la Sardegna passa sotto il dominio Vandalico. Il sito
presenta tracce di incendio e distruzione e non ha restituito ulteriori
segni di frequentazione. Sicuramente con l’avvento del Cristianesimo fu
definitivamente abbandonato il culto “pagano” dell’acqua che gli antichi
sardi praticavano in questo santuario e il Tempio continuò a essere
utilizzato per l’approvvigionamento idrico dagli abitanti della zona
(nei dintorni ci sono tracce di insediamenti di periodo bizantino e
medievale e a poche decine di metri passava l’antica strada romana).
Il sito a restituito numerosi
reperti: circa 580 monete, 225 vaghi di collana in pasta vitrea e ambra,
pugnali a lama triangolare, frammenti di spade votive, spilloni,
bracciali, orecchini, anelli e altri oggetti d’ornamento, chiodi in
ferro, numerose teste di mazza e pestelli, macine a sella, piatti a
vernice nera e imitazione, vasi miniaturistici d’impasto, statuine e
tantissimo vasellame.
Stefano Crispu
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