venerdì 21 novembre 2008
Google  

Uffici

Albo Pretorio

Delibere

Paese

Pozzo Sacro

:: Galleria Fotografica

Accesso - Il pozzo sacro di Sa Brecca si trova a circa 10 km dal centro abitato, nella località chiamata “Sarrala ‘e Susu” della Marina di Tertenia.

Usciti dal centro abitato, si procede sulla strada che conduce alla marina. Superato il valico detto S’Arcu ‘e Sarrala ‘e Susu, si prosegue fino alla località di Marosini dove si abbandona la strada asfaltata per imboccare la prima strada sterrata sulla sinistra e proseguire fino a un cancello metallico che delimita una strada e una proprietà privata.

Da qui si può procedere a piedi per alcune centinaia di metri seguendo la strada finche sulla destra, in prossimità di un ovile, si troverà il sito archeologico.

Descrizione - Nel sito di Sa Brecca, ancora in corso di scavo, sono ben distinguibili due edifici: il Tempio a Pozzo e la cosiddetta Capanna 1. Il tutto sembrerebbe essere racchiuso da un perimetro murario che delimita l’Area Sacra, separandola dal vicino abitato (non ancora interessato da sondaggi di scavo).

Il Pozzo Sacro è composto da un atrio di forma trapezoidale (in un secondo momento modificato in forma rettangolare) che precede un vano scala che conduce alla camera sotterranea che racchiude il simbolo della divinità: l’acqua.

L’architettura è di tipo misto, anche se la struttura sembra essere stata concepita in un unico momento: poligonale all’interno delle camere di pianta circolare (dove è difficile distinguere i filari dei muri); a filari di grosse pietre appena sbozzate nei muri rettilinei (atrio e vano scala);  a filari di lastre sagomate (copertura esterna del tempio). Sono stati utilizzati materiali misti, sia rocce locali che importate da altre località. Granititi, porfidi, ignimbriti e conglomerati sono le rocce che caratterizzano il paesaggio circostante e utilizzate in gran parte delle sue strutture, mentre scisti, basalti e rarissime arenarie sono le rocce importate, anche da decine di chilometri di distanza (per esempio dall’altipiano basaltico di Teccu in agro di Barisardo), per essere in particolari parti della struttura. Il basalto è utilizzato, come in gran parte dei nuraghi della zona, per le zeppe di rincalzo. Invece si può notare come lo scisto, roccia morbida e facilmente lavorabile, fosse utilizzato nella parte alta della struttura più antica, cioè caratterizzava la copertura di tutta la struttura templare, forse scelta anche per le sue qualità di riflessione della luce solare. Per il corpo di pianta circolare, lo studio preliminare del materiale di crollo fa ipotizzare una copertura con terrazzo e cupola a imitazione dei classici nuraghi del Bronzo Recente, mentre per la parte della struttura caratterizzata dai muri rettilinei si ipotizza una copertura a doppio spiovente come nella fonte di “Su Tempiesu” di Orune, anche se nel nostro caso le linee erano molto più grossolane. Gli scavi hanno restituito reperti che permettono di ipotizzare una copertura  decorata da un fregio di spade votive in bronzo con impugnatura in piombo saldate con lo stesso metallo alle lastre di scisto.

La scalinata che conduce alla camera (in parte ancora coperta da materiale di crollo) è molto ampia e alta. Nella sua parte visibile si riconoscono 11 gradini larghi circa 2,20 metri, lunghi 30 cm e alti in media circa 25 cm. La lunghezza del vano scala suggerisce la presenza di circa 40 gradini totali. L’altezza massima del vano scala è attualmente misurabile in circa 3 metri ma dovrebbe raggiungere i 4,40 metri. Questo ambiente è coperto da una struttura architravata a “scala rovesciata” come in gran parte dei Pozzi Sacri, quindi una certa somiglianza con la scalinata di “Sa Testa” a Olbia.

La camera del pozzo, perfettamente intatta, è costruita con rocce locali e basalto di tonalità prevalentemente rossa. Con un diametro di circa 4 metri, la tholos  ha un altezza compresa tra i 5 e i 6 metri sul livello dell’acqua che raggiunge attualmente una profondità di circa 2 metri, ma la camera deve essere ancora vuotata dai detriti, quindi non si conosce la reale profondità del pozzo e l’altezza della camera.

Peculiarità del nostro Tempio a Pozzo è la Camera Superiore. Infatti, a differenza di gran parte dei Pozzi Sacri conosciuti, quello di Sa Brecca conserva quasi intatta la camera superiore della struttura templare. Questa era coperta a tholos, con un diametro di quasi 4 metri (circa 3,85 metri) residua per oltre 5 metri d’altezza. Non siamo in grado di fare ipotesi sulla sua funzione poiché non sono stati recuperati materiali archeologici validi e quello che sembrerebbe il suo ingresso è ancora coperto da crollo. Un altro esempio di Pozzo Sacro a due camere sovrapposte è quello di Is Pirois nella località di San Giorgio (territorio di Villaputzu) a circa 15 km da Tertenia.

Come in gran parte dei Santuari Nuragici, il tempio principale era accompagnato da altri edifici di minore rilevanza, spesso aggiunti in un secondo momento. In questo caso abbiamo la Capanna 1 che presenta una singolare pianta a σ. Lungo le pareti corrono dei sedili in lastre di scisto e quasi di fronte all’ingresso, si trova un altare-focolare in muratura di lastre di scisto vagamente cuoriforme.

Frequentazione - Non essendo terminato lo scavo, non si può ancora datare la fase più antica del sito ma sembrerebbe che il Tempio a Pozzo di Sa Brecca sia stato edificato tra il XIV e il XII secolo a.C. Tra i materiali raccolti i numerosi utensili litici (teste di mazza e pestelli in genere) sono forse ricollegabili alla lavorazione della pietra durante la messa in opera. Il sito fu attivo per tutto il periodo nuragico (fino al VI secolo a.C), poi ci fu un crollo delle strutture murarie tra l’atrio e la camera del pozzo e anche della copertura a doppio spiovente. Non è dato sapere il motivo del crollo che potrebbe essere sia naturale (terremoto o cedimento strutturale causato della falda acquifera) sia causato dall’uomo (il periodo della distruzione sembrerebbe coincidere con momenti della conquista punica). Fatto sta che il tempio non fu abbandonato ma restaurato e riabilitato al culto. Le grosse lastre in scisto della copertura furono sistemate come pavimentazione del cortile antistante all’atrio e nell’atrio stesso. Sopra il crollo fu edificata la Capanna 1. Ciò è evidente anche per il fatto che questa volta nella muratura furono usate lastre e lastrine di scisto (assenti nelle murature interne più antiche) ma la tecnica muraria risultò molto più rozza e instabile rispetto a quella originaria. Dopo questo crollo fu riadattato anche l’atrio, che prese una forma rettangolare con un nuovo muro parallelo a quello destro già esistente. Questo muro (documentato e smantellato) conteneva al suo interno diverse monete (non ancora studiate e datate) vaghi di collana  e reperti fittili sia nuragici (vaso miniaturistici in terracotta) che d’epoca storica (piatto a vernice nera). L’atrio rettangolare doveva essere chiuso con un portale ligneo di cui si sono trovati i resti di una decina di grossi chiodi in ferro allineati davanti all’ingresso. Allo stesso periodo è riconducibile la costruzione della Capanna 1, che nonostante mantenga linee nuragiche (forma circolare, sedili lungo i muri), non è costruita con tecnica tale, inoltre sembra poggiare su una struttura più antica (la Capanna 2) e sul materiale di crollo del tempio. Attorno e all’interno del focolare si sono raccolte oltre 200 monete di età imperiale (numerose quelle forate e con tracce di esposizione al fuoco) che testimoniano le offerte alla divinità. Tra le monete, le più recenti sono quelle di Valentiniano, quindi ci troviamo intorno al 450 d.C. periodo in cui la Sardegna passa sotto il dominio Vandalico. Il sito presenta tracce di incendio e distruzione e non ha restituito ulteriori segni di frequentazione. Sicuramente con l’avvento del Cristianesimo fu definitivamente abbandonato il culto “pagano” dell’acqua che gli antichi sardi praticavano in questo santuario e il Tempio continuò a essere utilizzato per l’approvvigionamento idrico dagli abitanti della zona (nei dintorni ci sono tracce di insediamenti di periodo bizantino e medievale e a poche decine di metri passava l’antica strada romana).

Il sito a restituito numerosi reperti: circa 580 monete, 225 vaghi di collana in pasta vitrea e ambra, pugnali a lama triangolare, frammenti di spade votive, spilloni, bracciali, orecchini, anelli e altri oggetti d’ornamento, chiodi in ferro, numerose teste di mazza e pestelli, macine a sella, piatti a vernice nera e imitazione, vasi miniaturistici d’impasto, statuine e tantissimo vasellame.

Stefano Crispu
 

<< Sito ufficiale del Comune di Tertenia >>